Non aprite quella porta: è una storia vera oppure solo un film?

Non Aprite Quella Porta è una storia vera? Curiosità e retroscena di uno dei film horror più spaventosi di sempre. Scopri la storia vera della saga.

Non aprite quella porta è una saga horror divenuta ormai un cult. Dal primo film del 1974, pellicola indipendente e basso costo. Fino ai vari sequel, prequel e remake. Film incentrato sul famigerato Leatherface, divenuto franchise c con l’aggiunta di libri, fumetti, videogiochi a tema.

Un’opera di finzione o realistica? Infatti, non tutti sanno che le vicende raccontate sono, almeno in parte, ispirate ad una storia vera. Questo è proprio l’argomento di questo articolo. Per saperne di più continuate a leggere e avrete le idee più chiare.

Quest’anno, Netflix lancerà in esclusiva sulla sua piattaforma un sequel diretto del Non aprite quella porta degli anni 70’. Ecco, intanto, una parte introduttiva sulla trama del film e sulle pellicole, ben 8, uscite al cinema finora.

Non aprite quella porta: primi film

 The Texas Chain Saw Massacre, questo il titolo originale, venne diretto da Tod Hooper e passò per i cinema statunitensi nel 1974. Al centro della trama cinque ragazzi del Texas che devono fare i conti con una famiglia di assassini cannibali. Di questi il principale esponente è Leatherface, killer con una maschera di pelle umana, grembiule da macellaio e motosega. Strumento che gli serve per uccidere selvaggiamente le sue vittime.

All’epoca fece molto scandalo e molti Paesi lo tolsero dalla programmazione delle loro sale. Tutto ciò a causa della grande violenza presente nei vari fotogrammi. L’horror avrebbe dato a origine al genere slasher, nel quale l’omicida dà la caccia alle sue vittime in uno spazio molto esiguo. Infatti, l’azione si svolge principalmente in una villa isolata.

Non aprite quella porta ebbe 3 sequel tra il 1986 e il 1994. Di questi solo il film dell’86’ venne diretto dal regista del primo. Il secondo e il terzo presentano alcune incongruenze tra loro, mentre il quarto capitolo appare più come un remake. La fama e la produttività della saga non si conclude però con gli anni 90’.

Film anni 2000

Gli anni 2000’ hanno visto una ripresa della figura di Leatherface e dei temi portanti delle pellicole precedenti. Con un distacco però dalla trama originale.

Per esempio, il Non aprite quella porta del 2003 è un reboot con protagonista Jessica Biel, attuale moglie di Justin Timberlake e star della serie Settimo Cielo. La differenza principale rispetto al passato è che la famiglia del killer non è cannibale. Inoltre, alcuni personaggi non vengono menzionati o assumono caratteristiche differenti. Le atmosfere sono molto oscure e si punta ancora di più sul cinema d’orrore.

Nel 2006 abbiamo invece un prequel. La storia è ambientata nel 1939 e traccia un resoconto dell’infanzia e dell’adolescenza di Leatherface, qui chiamato Tommy. Un film sulle origini del male, potremmo dire, che non venne accolto molto bene dal pubblico in sala e a casa.

La versione 3D è datata 2013 ed è un sequel del film di Hooper. Segue le vicende dell’unica sopravvissuta Sally Hardesty, interpretata da Alexandra Daddario. Il 2017 vede l’uscita in tutti i cinema mondiali “Leatherface”. Un altro prequel come il film del 2006 ma molto diverso da quest’ultimo.

Eccoci arrivati al 2021 e all’annuncio del film Netflix. Anche questa pellicola consisterà in un sequel diretto del cult del 74’ e sarà diretto da David Blue Garcia. A quanto si apprende però potremo vedere un Leatherface di 60 anni, scelta di produzione che segue quella fatta per altri killer dei film horror. Altra novità, quest’ultima fatica cinematografica non terrà conto di tutti gli altri Non aprite quella porta, fatti uscire finora.

E ora, siete curiosi di conoscere la storia che ha ispirato tutti questi film horror?

Non aprite quella porta: storia vera

Non aprite quella porta si ispira alla figura reale di Edward Theodore Gein, meglio noto come Ed Gein. L’uomo, nato a La Crosse nel 1906, squartò moltissime vittime negli anni 50′, anche se solo due omicidi gli sono stati attribuiti in passato.

Suo padre era un uomo violento e alcolizzato, la madre una fanatica religiosa. Quest’ultima ha avuto un grande influsso nel futuro del giovane, visto che leggeva a lui e al fratello i passi dell’Antico Testamento più crudi.

La madre, che considerava il mondo immorale e tutte le donne prostitute, fu molto possessiva e intimò al figlio di rimanere vergine.

Ed Gein dovette subire la perdita del padre e del fratello tra i 34 e i 38 anni. Infine nel 45′ morì anche la madre.

Il primo omicidio appurato avvenne nel 57′ e colpì una commessa di una drogheria, mutilata post-mortem da Gein.

La polizia in quell’indagine, trovò nella sua abitazione una verità sconcertante. Parti del corpo umane usate come tappezzeria o come oggetti per la casa.

Gein ammise di aver profanato 18 tombe e un altro omicidio precedente al primo. Anche se tra il 1947 e il 1957 sparirono 6 persone. In età matura commise probabilmente altri delitti.

Prima del processo, venne giudicato mentalmente instabile e passò il resto della sua vita tra ospedali e manicomi criminali, fino alle morte nel 1984.

L’attinenza col film Non aprite quella porta, sta anche nel fatto che l’assassino vero usasse la pelle umana per crearsi delle maschere. Come confermato dalla figlia 16enne di alcuni suoi amici. Gein, a domanda diretta, infatti, spacciò alcune teste rinsecchite che erano a casa sua per reliquie delle Filippine. La polizia scoprì che erano parti anatomiche delle sue vittime, quasi sempre donne.

Alcuni psicologi hanno sostenuto un legame tra questo rito e il desiderio di Gein di assomigliare alla madre, travestendosi da femmina. Del resto il rapporto madre-figlio sembra essere stato molto opprimente e significativo per il futuro assassino americano.

Infine, concludiamo dicendo che l’efferata figura di Ed Gein non ha solo dato il via  alla super longeva saga di Non aprite quella porta.

Il romanzo e i due film a esso ispirati, Psycho, utilizzano elementi della sua vita nel personaggio, famosissimo, di Norman Bates. Gein fu il modello anche per il “Buffalo Bill” del Silenzio degli innocenti e Oliver Thredson della serie tv “American Horror Story: Asylum”.

E voi conoscevate questa storia vera? Oppure sapete di altri film ispirati a Ed Gein? Fatecelo sapere nei commenti…

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